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21 novembre

Abbiamo troppo (informaticamente parlando)

Un cd, un giornale, un programma, le foto.
Ma vi ricordate l'attesa per lo sviluppo delle fotografie?
Quanto le rendeva desiderabili? E l'ansia dell'attesa?
Ora abbiamo una schedina digitale, addio vecchi rullini. Un cavo, e il gioco è fatto.
Anzi, ancor prima, direttamente dal display della macchina, puoi già vederle.
Niente attesa, niente immaginazione, niente trepidazione.
Ora fai una foto al divo che incontri per strada e..."no, scusa, la possiamo rifare? E' venuta male..."
Prima si scattavano decine di foto, anche perché i rullini e lo sviluppo costavano.
Ora si hanno cartelle piene di migliaia di fotografie, di cui molte venute male.
Non c'è nemmeno quel gusto a vederle.
E la musica?
Per fare le mie compilation, ricordo che aspettavo il momento buono alla radio per registrare su cassetta quella tale canzone.
Oppure, se l'artista mi interessava veramente, compravo il cd e leggevo ogni noticina contenuta nel libretto.
Ora? mulo o i-tunes, si scarica di ogni, e magari senza nemmeno ascoltar davvero tutto.
Come se niente avesse più valore. Lo hai lì, a portata di mano.
Se seguivi un cantante, un attore figo, non avevi altra scelta che comprare quei (pochi) giornali. Ora hai l'imbarazzo della scelta nella super-mega-edicola o, peggio, sul web.
C'è troppo. Mi passa ogni fantasia.
Rivoglio le attese, le trepidazioni, il valore di ogni singola cosa.

30 ottobre

Le parole che non ti ho detto

Sono molte.
Sono le più importanti.
Sono quelle che ho paura di esprimere perché mai troverei le parole adatte.
 
Sono quelle che, per esprimerle, non trovo mai il momento veramente giusto.
Sono quelle che non vorrei mai venissero fraintese.
Sono, chissà perché, le più difficli da dire.
Eppure, le più belle da sentirsi.
26 ottobre

VENDESI

Prendo fiato
chiudo gli occhi
e il dado è tratto.
Domani vendo casa.
Stamattina ho affisso il cartello "VENDESI" e sono scappata via, senza voltarmi a guardarlo.
Via, a mettere la testa nel lavoro per non pensarci.
Se non l'avessi avuta, qualche anno fa, non so se e quando avrei lasciato la natìa casa.
Sono venuta a vivere qui senza grossi slanci, senza una forte motivazione. Solo perché avevo già la casa.
E ora provo un
piccolo dolore nell'approcciarmi a lasciare quella che è ancora casa mia e solo mia.
Ad abbandonare queste mura che tanti pensieri hanno raccolto.
La vita continua a stupirmi Sorriso

21 ottobre

Abbasso la Svezia

Ma non erano tra i più civili, etici, moderni, educati, e bla, e bla e stra-bla???????????
Quelli verdi, quelli ecologici, quelli sempre più avanti?????????
E VI METTETE A BRUCIARE I CONIGLI PER PRODURRE CALORE/ENERGIA??????????
ArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiatoArrabbiato
Se, invece, per difendersi, adducono all'annoso problema della loro moltiplicazione all'ennesima potenza, fa male per prima a me dirlo, ma piuttosto catturateli e dateli da mangiare alle popolazioni africane stremate dalla fame, piuttosto!!!!
A denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti strettiA denti stretti

BASTARDI! Nauseato
28 settembre

Lettere di tanto tempo fa

Prendo spunto da quanto
Davide Gorga ha scritto:
"In effetti, sembra davvero che nella società della comunicazione non si abbia più nulla da dover veramente comunicare.
Un tempo occorrevano carta, penna, e tanta, tanta pazienza, per mantenersi in contatto.
Un tempo: pochi anni fa.
E già da questo, dal controllare la cassetta della posta, dal ritrovare una firma amica, ci si sentiva in qualche modo uniti.
Oggi tendiamo a comunicare in modo sempre più banale - ossia, alla fine, ad isolarci.
La solitudine è il male dei giorni nostri.
Per questo Facebook, i vari blog, possono essere un'occasione d'incontro se usati con la consapevolezza dei loro limiti.
Altrimenti, il rischio è di credere che la comunicazione finisca lì; che non vi sia altro da esprimere oltre ad un banale "ciao, tutto bene".
Occorre saper distinguere l'intensità di un incontro fra due persone, emozionale, profondo, vissuto - magari anche su internet, perché no - dall'immediatezza e dalla banalità del fatuo contatto fine a sé stesso.
E, forse, in questo modo, riusciremo a dare più valore ai rapporti che già viviamo e della cui immensa ricchezza non ci rendiamo conto..."

Caro Davide, hai colto perfettamente nel segno!
Ma vi ricordate i pen-friends, gli amici di penna, quelli trovati per caso nei giornalini per ragazzi/e, e poi il ragazzo o l'amico a Naja, con cui ci si scrivevano pagine e pagine, si imbustava (magari con la carta avio), si andava a comprare il francobollo e si spediva, aspettando trepidanti la risposta, controllando la cassetta quasi quotidianamente?
Sembra che stiamo parlando di chissà quanti secoli fa, e invece...
Invece ora sembra sia proprio passato di moda (e di mente: chi ci pensa più?), ma dite la verità: a chi non piacerebbe ricevere
una bella missiva, scritta a mano, nella sua cassetta delle lettere, quella vera, quella con l'indirizzo di casa ed il CAP, sì: il codice avviamento postale! Già....ma.............
Chi ce li ha più gli indirizzi altrui?
Deluso
27 settembre

Facebook vs Blog

Sono stata "spinta" ad aprire e scrivere un blog e l'ho fatto. Non proprio per una mia necessità di ascolto o - più arduo - dialogo.
Più per compiacere e rimanere nel gruppo. Poi è diventato qualcosa di più. Non una sorta di diario, ma di bacheca dove affidare qualche pensiero e chissà mai se questo foglio ingiallirà da solo o accarezzato da qualche sguardo, accompagnato da qualche foto, salutato da qualche commento.
Non lo so, e non so nemmeno se mi importa e quanto.
Tanto lo so che al giorno d'oggi è così difficile dialogare in maniera più approfondita, più articolata. Anche di discorsi superficiali.
Ci sono più persone che vorrebbero scrivere di quelle che vorrebbero leggere, lo so.
Ma un giorno, un'altra "spinta" verso un'altra dimensione web, più immediata, più caotica, alla mercè di tutti: Facebook. Il libro dei volti? Mah!
E buttiamoci, un po' scettici, un po' sorpresi e un po' divertiti.
Facebook è una sorta di piattaforma dove tutto scorre più veloce, dove fare amicizia è un attimo, ma mantenerla non è così facile.
A differenza del blog, che paragonerei più ad un racconto, ad una telefonata (seria o faceta che sia), Facebook mi sa di sms. Breve.
Dove tutto è dimenticato in fretta, niente ha il tempo per essere decantato.
Dove ci si è dovuti inventare di ogni pur di mantenere viva l'attenzione, il collegamento.
Pur di sopperire alla mancanza di comunicazione, di non saper più che dire: e allora i vari test (che non ho mai capito perché pubblicarli: ma qualcuno può davvero arrivare a pensare che il suo -ennesimo- test interessi a qualcun altro???).
I vari giochini. I vari "tizio ti manda un caffè; caio ti manda un bacio".
I gruppi che nascono come funghi dopo una notte di pioggia, e che nessuno o quasi si fila, dopo un primo momento di euforia -quando va bene.
Gli stati d'animo espressi, il commento di rito, ma tutto finisce lì.
Tutto è così veloce che dura lo spazio di una pagina.
Certo, qualche gruppo resiste e magari riesce anche ad incontrarsi spesso.
Qualche amore si ritrova e magari riaccende antiche scintille.
Qualche vecchio compagno di scuola lo si ritrova.
La privacy praticamente è azzerata, ma è il rischio che si corre giocando a questo gioco e con queste regole.
Ma una domanda mi frulla in testa:
Ma poi? La sostanza di questo gioco, di questo mettersi in gioco? Il rischiare, anche di pensare che veramente importi di te, del tuo stato d'animo, dei tuoi baci, dei tuoi giochini, dei tuoi test......
Mah! Io stessa mi continuo a domandare perché conntinuo a frequentarlo! A bocca aperta

27 agosto

Equilibri

Ultimamente, mi soffermo sempre più a pensarvi.
Arriva un momento in cui, ciò che ti sembrava viaggiare sopra i binari paralleli di una ferrovia, ad un tratto, improvvisamente, così come cade un quadro appeso da tempo immemore, non si sa perché, cambia strada.
E a te pare strano che si sia permesso di cambiare strada.
Come se dovessi decidere tu le sorti altrui.
Invece no.
Nulla è stabile, tutto cambia, tutto si trasforma.
Eh sì che le leggi della fisica dovrebbero avercelo insegnato! Imbarazzato
16 agosto

Tutto perfetto

Tutto perfetto.
La vacanza,
il tempo bello e brutto,
il compleanno (un po' meno lo segliere il regalo: uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita),
i festeggiamenti,
il cibo, il bere, il mare, gli odori, il sale, l'isola di Maiorca
persino il perdersi sempre, anche dietro casa, il ché vuol dire non avere punti fermi e lasciarsi trasportare.
Ma soprattutto la compagnìa:
una compagna di viaggio e un'ospitalità: perfette.
L'altra festa di compleanno a sorpresa con tutti gli amici rimasti o tornati apposta.
Altro non avrei potuto né voluto chiedere.
Aggiungere un grazie, per quanto sentito e sincero, non basta.
Non ci sono tante parole.
Le parole non bastano, limitano,
mentre i battiti del mio cuore, mentre rievoco questi ricordi, dicono tutto.
Peccato che non posso pubblicare un elettrocardiogramma Linguaccia



19 luglio

Domenica (e ce ne fossero così!)

Non so quale rumore mi sveglia poco prima delle 9.
Sto dormendo da appena 5 ore, ma il congilio là fuori sta facendo sicuramente danni.
Va bene, va bene, mi alzo: tanto non potrei riprendere il sonno con quella discola pelosa che scorazza per casa e fuori.
Con i discorsi fatti in notturna con la Litz, esco a buttar via la spazzatura e far colazione. Oggi mi sento positiva.
Il bar sottocasa, invece, tenta di smorzarmi, facendomi trovare la serranda a metà, e allora, a quel paese, tocca andare al Mac.
E lì rimango, fino alle 11,30, in una girandola di incontri, di vicini di casa e di nuovi volti.
A volte basta "poco" per farti andar bene una giornata.
Torno a casa contenta.
Mi preparo la mia solita postazione sul balcone e faccio fuori un intero libro, godendomi il sole, l'aria, il silenzio, la tranquillità.
Dentro e fuori.

24 maggio

QPGA: il libro

Mi è sempre piaciuto il modo di scrivere che ha Baglioni. Ricco di metafore.

E semplicemente straordinario nel rendere semplici concetti a dir poco complicati.

Senza fretta, compro il libro esattamente nel momento in cui so di potermici dedicare.

E inizio a leggerlo in un parco, in un bel giorno di primavera.

 

“Ogni volta che guardava la piazza…”

Bene, pensavo. E’ lui. Quasi come me l’aspettavo. Con gli alleggerimenti che lo caratterizzano, che me lo fan sentire uno che non ha mai smesso di essere “dei nostri”. Quel “In punta di pneumatici”, all’inizio del romanzo, che sembra essere messo lì per caso, una leggerezza che non è tale.

E’ qualcosa, molto di più.

Un non prendersi pienamente sul serio, un ricordare la leggerezza della vita come qualcosa di imprescindibile, di indispensabile, di assolutamente necessario.

 

In ogni pensiero, in ogni passaggio, in ogni pagina di questo libro c’è un rimando, una sottolineatura, un ricordo (bellissimi i paragrafi finali), una memoria, una domanda  che non puoi  non cogliere, o far finta di niente. Non potrei dire quale mi abbia colpita maggiormente.

Ma posso dire di essere contenta di averlo letto.

Snocciolando pagina dopo pagina, non ho trovato la melensa trasposizione anacronistica di QPGA, che temevo, ma un romanzo ricco di spunti di riflessione, cosa non da poco, molto bilanciato ed armonioso, mai pesante, mai una caduta di stile.  

Non mi ha convinta l’incontro col padre, alla fine, per la constestualizzazione nel libro, mentre credo siano tra le più belle pagine che Claudio abbia scritto. Molto emozionanti.

 

“Non appartiene alla luce, ma alla bellezza la velocità più alta”


12 maggio

dallo stiro a San Francisco

Vabbè, mi rassegno: stiro.
E tra una maglietta e l'altra, arriva lei.
Quella comprata a San Francisco.
Manco dovessimo star là chissà quanti giorni, facciamo la tessera-fedeltà presso il più importante grande magazzino della città.
Un po' come la nostra Rinascente, per intenderci.
Non so come siamo capitati là, all'ufficio clienti. Per sbaglio, sicuramente.
Ma già che ci siamo, facciamo 'sta benedetta tessera.
Poi ci dividiamo. Shopping libero. O altro. Appuntamento prima di cena in piazza.
Cerco di fare qualche compera, non senza difficoltà: le taglie non corrispondono a quelle italiane.
Sono tutte più grandi, più larghe, più lunghe.
Esco in strada. La giornata è bella, di sole, tiepida, e finalmente anche il vento tace.
Cammino per le strade del centro, piene di negozi, cittadini e turisti e mi sento più a mio agio che a Milano.
Arrivo al limite del quartiere cinese, oltrepasso l'imponenente entrata.
Una tecoteca. Il thè si gusta seduti davanti al barman, che -a capirne la lingua - ti fornisce tutte le informazioni possibili sul tipo di thè richiesto.
E' bellissimo: a quando, da noi?
Continuo a camminare fino ad arrivare quasi al quartiere italiano: semafori, sedie, muri, sono tutti colorati del nostro tricolore. Bandierine ovunque. E in una vetrina campeggia, a maggio, il Panettone Motta. Carerrimo!
I ristoranti, di oriundi che mischiano italiano e slang americano quando va bene, fanno a gara ad accogliere turisti.
Ebbene sì: anche noi ci siamo fatti fregare: colpa del cameriere che parlava un italiano perfetto, essendo proprio italiano! I piatti hanno una vaga idea dei nostri, ma va bene lo stesso: tanto poi si torna a casa, e vai di spaghetti e tagliatelle!
La gente è cordiale, e nei parchi fa sport.
Torno in piazza per l'appuntamento, camminando a testa in sù.
I miei amici non sono ancora arrivati.
Mi si siede un americano di non ho capito dove.
Se non fosse per lui, che adora l'Opera e quindi l'Italia, e per il suo italiano stentato, non avremmo potuto avere un briciolo di conversazione.
Non capisco niente quando parlano. E' sempre meno inglese e sempre più qualcos'altro.
Aspetta con me, mentre io mi cambio le scarpe, che cominciano a farmi male, e ad infilare quelle appena comprate.
E' una bella giornata, molto "easy" Caldo
05 maggio

Fermate il mondo! ....quanto meno, rallentatelo!!

...o allungate le giornate, per favore!!!
Hai presente quando corri in auto
e ti va insieme la vista?
Quando non distingui più le linee di mezzeria, i filari di alberi, il paesaggio.
Mi sembra che le giornate di questo week-end in qualche modo protratto si siano "zippate", compresse nella durata di poche ore.
E nemmeno ora ho il tempo giusto per fermare qualche ricordo, qualche immagine, qualche piccolo ma significativo fotogramma.
Altri appuntamenti incombono. Insieme all'urgenza di rallentare, di prendere delle pause, di riconciliarsi con sé.
Cerco sempre di non fare buoni propositi, tanto non li manterrò. Non ho costanza. Non so nemmeno cosa sia, di preciso.
Quindi...alla prossima ;o)
27 aprile

Tu chiamale, se vuoi, coincidenze...

Capita raramente, ma quando capita te ne accorgi.
Tutto sembra andare nel verso giusto.
O quasi tutto.
E per quello che non va come dovrebbe, non ci si cruccia.
E allora ti domandi come mai, che hai fatto per meritarti tutto ciò, e quanto durerà questo stato di grazia.
Ecco, io me lo sto domandando.
Però non so se voglio davvero trovare una risposta
E se, invece, sto solo facendo un bel sogno...non svegliatemi A bocca aperta
23 aprile

onde

...il gelato di zucchero
la 'rattatina (granita a Napoli)
i ghiaccioli fatti in casa
le caramelle sfuse
i pasticcini mignon
la panna montata
il latte col Nesquick
le varie, piccole buste di latte aromatizzato alla fragola, al pistacchio, ecc.
i formaggini di Susanna (e i suoi premi!)
il coccodrillo
l'ippopotamo della Lines
la linea dell'Agostina
pane & nutella
l'orzata
latte e menta
lo zabaione
il gettone telefonico
le Tepa's sport
le espadrillas
la racchetta da tennis in legno
le collanine fatte con le perline
i braccialetti di rame
Scacciapensieri
Heidi
il gelato panna&fragola o panna&cioccolata
la raccolta di figurine
la raccolta di conchiglie in spiaggia
la foto di classe
la gita scolastica con pranzo al sacco
il grembiulino
la gomma pane
la bic 4 colori
le copertine dei quaderni
il passaggio alla tv a colori (questa è tremenda!)
le lucciole
la fine delle trasmissioni pomeridiane
le biglie in cortile
l'Estathé
i paninari
il Moncler
le Timberland
Naj Oleari
i jeans Coveri
i RayBan
...Chernobyl.


22 aprile

Colpa dei Social Network

Ci sono alcuni periodi, nel mio passato, che non ricordo volentieri.
Anzi, ho impegnato molto tempo a riporli accuratamente in qualche cassettino fuori mano della mia memoria.
Giro pagina. Punto. Al passato, a quel passato, o a quei passati, non ci voglio più pensare. Punto.
Ma non siamo forse la somma di tutti i giorni passati?
Non ci hanno costruito, mattone su mattone di ieri, l'esistenza di oggi?
Possiamo cancellare parte del passato come se nulla fosse successo?
Come una pellicola di un film: la scena non è venuta bene, si cancella. Stop.
Si può?




20 aprile

Epigrama

Si te escribo sencillo
es para que no lo entiendan
porque si me complico
se pudiera pensar que todo esto
es muy serio


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Se ti scrivo in modo semplice
è perché non lo capiscano
perché se divento complicata
si potrebbe pensare che tutto ciò
è molto serio

marilyn bobes

17 aprile

Sonetto


« Il mio cuore è una rossa

macchia di sangue dove
io bagno senza posa
la penna, a dolci prove

eternamente mossa.
E la penna si muove
e la carta s'arrossa
sempre a passioni nuove.

Giorno verrà: lo so
che questo sangue ardente
a un tratto mancherà,

che la mia penna avrà
uno schianto stridente...
... e allora morirò.  »


(S. Corazzini, "Il mio cuore")
15 aprile

La primavera è un'idea

L’inverno è il ricordo ora fosco

 

si è portato via il gelo forse il vento,

 

la Primavera è un’idea che vola dentro

 

di me sopra la rondine e il fior di pesco

 

 

Quanti fili di erba,  cresce lenta e verde

 

lungo il viottolo intorno a la campagna

 

l’aria tersa in fondo alla pianura mostra la montagna,

 

al mio sguardo che s’apre e mi si perde

 

 

Lungo i campi di gracili silenzi

 

per qualche rana e lo scrosciare del fogliame

 

sotto i miei piedi, il suono vuoto di campane

 

che tutto rilascia e ci si sente intensi

 

 

 

 

 

 

 

K.H.1991

08 aprile

Terremoto in Abruzzo: BASTA!

BASTA SCIACALLAGGI.
Gli sciacalli non sono solo quei farabutti amorali che svestono case altrui abbandonate in gran fretta alla ricera di tesori macchiati.
Sono anche quei "giornalisti", che definirli tali è un disonore per la categoria, che indugiano sul particolare sensazionalistico, che pongono domande assurde, oltraggiose, indecenti. BASTA con questo tipo di giornalismo!
Basta con tutti quei fotografi e cameramen in giro per le tendopoli a scrutare i volti di questi poveri disgraziati!
Un po' di decenza, un po' di sensibilità, un po' di buona creanza, un po' di rispetto e solidarietà umana e vera!
03 febbraio

La vita è strana

Ti prende e ti dà.
Quando meno te lo aspetti, ti porta via o fa riaffiorare un'amicizia, un affetto, che pensavi esserci per sempre o non tornare mai più.
E a me sembra che, anche se ce la metti tutta -o pensi di avercela messa tutta - il copione non puoi scriverlo tu.