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26 settembre Manacor - Palma de Mallorca - andata e RITORNO Ottobre 2008 La prima volta che misi piede in questa cittadina maiorchina avevo ben altro spirito. Era ottobre scorso, ma mi sembrava fosse trascorsa un'eternità. Allora, stavo andando a trovare una persona da poco lì trasferitasi. E guardavo questa città con altri occhi, con sospetto. Di certo non incontra la fantasia che m'ero fatta di un paese moderno. Sembra più il nostro Sud Italia. Con una cattedrale suggestiva. Agosto 2009 La seconda, mi recavo a fare una visita, a trascorrere una vacanza, a festeggiare un compleanno (il mio 40°). Ma, soprattutto, a riprendermi una delle persone più importanti di tutta la mia vita. Non facciamo in tempo ad arrivare all'ospedale di Manacor, luogo fissato per l'appuntamento, che subito un posto di blocco ci ferma chiedendomi da dove arrivavamo. Cominciamo bene! ;o) Bhè, quanto meno, è molto controllato qui. Vicino l'ospedale, una pompa di benzina eroga due tipi di benzina verde: e quale cavolo è quella giusta per la nostra auto a noleggio?? Se lo domandano anche dei ragazzi italiani dietro di noi, che ce lo domandano. Meno male: pensavo di essere l'unica ignorante! ;o) Cala Mandia mi lascia senza fiato: non me l'aspettavo così bella! Tanto che ho cominciato a pensare: ma come si fa a lasciare un posto così? Come finisci di lavorare, ti fiondi in spiaggia e te la spassi! Quasi quasi, faccio davvero il colloquio coi colleghi del Ced dell'ospedale! ;o) Tranquilli: il pensiero lo scaccio subito: a me verrebbero i miei a riprendermi in meno che non si dica! Purtroppo, non ho avuto modo di praticare molto il mio spagnolo, non tanto per il fatto che qui parlano il catalano, ma perché le frequentazioni erano di medici italiani colleghi di Vitt o di un'insegnante di lingue che capiva tutto perfettamente, pure quando facevo un'insalata di lingue! ;oD Ho trovato persino un cameriere varesotto ed un ristoratore che cantava a squarciagola canzoni di Renato Zero, ad Alcudia. Insomma, di contro, si può dire che grossi problemi di lingua non ne ho proprio avuti! ;oP Purtroppo, mi sono persa il concerto di Amaral per pochi giorni ;o( che sfiga! Del resto della vacanza ho già parlato in un altro post. Sono andata via da qui con un "Arrivederci in Italia" col sorriso sulle labbra, e non più le lacrime. Mi riprendo ciò che in qualche modo è anche "mio". Addio, Manacor. 24 settembre Progetti Se mi giro indietro e riguardo ancora avanti, mi accorgo di essermi fermata veramente poco. Ho cambiato lavoro, mansione, casa, relazioni. Ed ogni volta era un riadattarsi, imparare ed andare avanti. Sempre con un gran desiderio di stabilità, di fermarsi e godere ciò che si ha. E invece, ironia della sorte, è un continuo cambiare, riadattarsi ed andare avanti. Forse è l'antidoto alla noia, è lo scampare alla routine, è non essere portati al "sedersi". Forse avere dei progetti mi mantiene viva. Dentro. 21 settembre Andalusia Si parte all'alba, con le valigie nella stiva Credo di aver dimenticato qualcosa, ne ho la netta sensazione, ma non mi viene in mente cosa. Pazienza. Si comprerà. L'importante è portare se stessi. Io non ho fatto nemmeno quello: la mente è altrove, distratta, se non persa chissà dove e chissà perché. Per la prima giornata (libera), ci portano a TORREMOLINOS, dove dormiamo nello stesso hotel scelto per la settimana di mare post-tour. Un lungomare ben messo, molte bancarelle e negozi di souvenir e stronzatine varie, chiringuitos e ristoranti. Sembrerebbe carina ma piccola. Mi sbaglierò. L'indomani mattina si parte: ci aspetta RONDA, di cui so poco, anzi proprio nulla! La nostra guida, Elisea, prossima alla pensione, soprannominata da me "MyAlisea" per l'assonanza con un programma lavorativo, ci porta ad attraversare il ponte che separa il nostro pullman dalla città, ci consegna nelle mani di una guida locale e visitiamo così la cittadina, l'Arena (la più antica di Spagna, ma ebbe però la fregatura di vedersi soffiare l'inaugurazione da un'altra città: quando si dice prontezza di riflessi...!), il Museo di Tauromachia e la Cattedrale (cattedrale....è piccolissima!) nonché ex moschea locale. Il pranzo è facoltativo, e ne approfittiamo per girarci questa città che mi ha positivamente sorpreso nonché offerto delle tapas e dei fichi d'india già sbucciati Si prosegue per GIBILTERRA. Elisea non ci dice granché di questo avamposto, anzi, afferma che è proprio brutta, così mi impietosisce e non la trovo nemmeno così bruttina. Sarà che il pullmino cui ci aveva affidato per la visita (superveloce) della città non ci ha fatto soffermare su nulla, tant'è che il faro, le Grotte di San Michele e le famose onnipresenti scimmie le abbiamo viste con il cronografo in mano. JEREZ è forse la città che mi ha colpita meno. La visita guidata è stata molto superficiale, mentre di contro, ci siamo soffermati anche oltre il dovuto nella visita alla Bodega Gonzales Byass, dove si produce lo sherry "Tio Pepe". C'è da dire che sono stata molto distratta dagli accadimenti di casa mia, con l'antifurto che ha pensato bene di mettersi a suonare anche se non l'avevo attivato. E finalmente.....SIVIGLIA! Qui abbiamo fin troppo tempo libero, per essere un tour organizzato. Ci siam dovuti organizzare noi sia gli spostamenti col bus che le visite. Tanto valeva il fai-da-te che si risparmiava pure, no? (vabbè...dico per dire!) La visita guidata contempla la cattedrale, l'ALcazar (bellissima fortezza, una delle visite che ho più apprezzato!), la piazza di Spagna, il battello sul Guadalquivir, e una visita un po' sommaria della città. Il resto ce lo siamo gestito noi, cartine alla mano e buone scarpe ai piedi. Forse ho viaggiato troppo, e sarebbe meglio fermarsi un attimo, perché Siviglia non mi rapisce: sarà perché non sono riuscita nemmeno un po' a starmene per conto mio, a godermela con tranquillità, senza mete da raggiungere. CORDOBA mi toglie il fiato con la sua Mezquita-Catedral (una delle più grandi moschee costruite, la terza nel mondo, riadattata dai cristiani a cattedrale). La guida locale ci porta al quartiere ebraico (la Juderia) attraverso un intrico di vicoli, ed alla sua sinagoga: è la prima volta che metto piede in una. Qui la gente parla uno spagnolo che faccio ancor più fatica a capire. Pranziamo in un ristorantino di cui mi ricordo le uniche porzioni mignon mai viste in 15gg ed il polpo alla Gallega che aveva ordinato Antonella. Quindi giungiamo a GRANADA, ed a quello che dovrebbe essere il pezzo forte dell'intero viaggio: l'ALHAMBRA, che invece non mantiene le aspettative. Cominciamo dal Generalife, coi suoi giardini che poco abbiamo apprezzato perché incredibilmente, quella mattina, era veramente FREDDO! La "fortezza rossa" ha dei rigidi controlli per entrare ed una lista d'attesa lunga non so quanto: se si sgarra anche di soli 5 minuti l'entrata prestabilita, stampigliata sul biglietto, non ti fanno nemmeno entrare! Ad ogni porta un addetto ti ripassa il codice a barre del biglietto, non so se per controllare cosa, né di cosa abbiano paura. Anche qui, come da programma, il resto della visita era facoltativa ed abbiamo optato per il fai da te, anticipando sempre il gruppo dei nostri che aveva scelto la visita con Alpitour, al monastero della Cartuja, alla Cattedrale ma può una cattedrale rimanere fuori dal tour organizzato???). Attraversiamo la città per recarci al quartiere dell'Albaicin e del suo Mirador - per apprezzare dalla sua collina il tramonto sull'Alhambra - ed incappiamo in un matrimonio locale i cui partecipanti indossavno vestiti così eleganti da farci impallidire. La cena in una piazzetta dell'Albaicin ci fa sfidare le norme igieniche più elementari, ma devo ammettere che il potente disinfettanti per le mani che ci siamo portate, ha funzionato alla grande. E infine, MALAGA. Certo, l'accoglienza non è stata delle migliori in quanto un ladruncolo s'è infiltrato nel nostro gruppo-tour mentre stavamo prendendo i bagagli dalla pancia del pullman, e in effetti, dopo, abbiamo sempre girato con circospezione. La città non è bellissima ma mi aspettavo peggio. La guida s'era già bella che stufata di noi, del suo lavoro, di tutto, che c'ha fatto fare una visita super-sommaria intorno alla cattedrale e poi se n'è andata senza salutarci, dopo averci consegnato le chiavi delle camere. Così, altro giro altra corsa, andiamo a vedere la Cattedrale (che davvero valeva il prezzo del biglietto, che in Spagna si paga sempre), ed il Museo dedicato a Picasso, che tiene l'aria condizionata così alta che ce ne siamo dovuti letteralmente scappare! Il tour si conclude qui ed inizia la settimana di mare a TORREMOLINOS. Durante il trasferimento, facciamo amicizia con le coppie che hanno scelto la nostra stessa località balneare, nonché il nostro stesso hotel. E con queste, devo ammettere, che la vacanza al mare è stata meno pesante: non sempre c'era il sole, e quasi mai si poteva fare il bagno a causa delle onde molto alte che arrivavano ad infrangersi proprio sul bagnasciuga. AMARAL è stata la mia colonna sonora di quest'estate, mentre "Cuba Libre" il libro che ho divorato e che mi ha trascinato spesso e volentieri ad un'altra vacanza fatta. Ho scattato poche foto Il ritorno a casa è stato..meritato. Queste 2 settimane si sommano alla settimana maiorchina conclusasi il mese scorso e lo so, sembra brutto ed irrispettoso dirlo ma sono soddisfatta così e non mi dispiace tornare a casina 27 agosto EquilibriUltimamente, mi soffermo sempre più a pensarvi.
Arriva un momento in cui, ciò che ti sembrava viaggiare sopra i binari paralleli di una ferrovia, ad un tratto, improvvisamente, così come cade un quadro appeso da tempo immemore, non si sa perché, cambia strada.
E a te pare strano che si sia permesso di cambiare strada.
Come se dovessi decidere tu le sorti altrui.
Invece no.
Nulla è stabile, tutto cambia, tutto si trasforma.
Eh sì che le leggi della fisica dovrebbero avercelo insegnato! 19 agosto Non fa caldo....fa diversamente fresco! In media, 33°C. Tanti sono i gradi che abbiamo mediamente in ufficio in questi giorni. La pressione bassa attenua la voglia di fare, nonostante l'ufficio nuovo ed i colleghi "nuovi". Sembra che bolla anche il sangue, mentre ostacoliamo alla meglio la strada ai raggi incandescenti. Non si può lavorare in queste condizioni.... 16 agosto Tutto perfetto Tutto perfetto. La vacanza, il tempo bello e brutto, il compleanno (un po' meno lo segliere il regalo: uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita), i festeggiamenti, il cibo, il bere, il mare, gli odori, il sale, l'isola di Maiorca persino il perdersi sempre, anche dietro casa, il ché vuol dire non avere punti fermi e lasciarsi trasportare. Ma soprattutto la compagnìa: una compagna di viaggio e un'ospitalità: perfette. L'altra festa di compleanno a sorpresa con tutti gli amici rimasti o tornati apposta. Altro non avrei potuto né voluto chiedere. Aggiungere un grazie, per quanto sentito e sincero, non basta. Non ci sono tante parole. Le parole non bastano, limitano, mentre i battiti del mio cuore, mentre rievoco questi ricordi, dicono tutto. Peccato che non posso pubblicare un elettrocardiogramma 07 agosto Siamo quasi ai nastri di partenza... ....domenica si parte.... non dico nulla, sarebbe banale... ;o) bacioni maria 23 luglio SuperEnalotto E neanche stavolta è andata bene.... A dire il vero, non mi sono nemmeno messa ben bene a controllare la giocata...ma so già che non ci abbiamo preso. Poco importa: le cose più imporanti della vita non sono in vendita e non si comprano, per fortuna! 19 luglio Domenica (e ce ne fossero così!) Non so quale rumore mi sveglia poco prima delle 9. Sto dormendo da appena 5 ore, ma il congilio là fuori sta facendo sicuramente danni. Va bene, va bene, mi alzo: tanto non potrei riprendere il sonno con quella discola pelosa che scorazza per casa e fuori. Con i discorsi fatti in notturna con la Litz, esco a buttar via la spazzatura e far colazione. Oggi mi sento positiva. Il bar sottocasa, invece, tenta di smorzarmi, facendomi trovare la serranda a metà, e allora, a quel paese, tocca andare al Mac. E lì rimango, fino alle 11,30, in una girandola di incontri, di vicini di casa e di nuovi volti. A volte basta "poco" per farti andar bene una giornata. Torno a casa contenta. Mi preparo la mia solita postazione sul balcone e faccio fuori un intero libro, godendomi il sole, l'aria, il silenzio, la tranquillità. Dentro e fuori. 12 luglio La pietra paziente"E' un modo di dire persiano, che si usa spesso nei momenti di difficoltà e smarrimento. Se un uomo riversa tutti i suoi problemi e i suoi guai sulla pietra, questa lo ascolterà, ne assorbirà i dolori e i segreti, e allevierà la sua pena. A volte, però, la pietra non riesce più a sopportare il peso e si spacca" 10 luglio E la chiamano estateAl mattino l'aria ancora fresca si scalda volgendosi a mezzodì
Le cicale continuano incessantemente il loro canto
e verso sera, uno strano concerto: non è Ruggeri, ma dei tuoni in lontananza
e, poco dopo, nuvoloni neri oscurano quel che fino a poco tempo prima era un bel cielo azzurro.
Ho fatto bene a non andare in vacanza presto, quest'anno!
22 giugno Un week-end perfetto Faccio sempre le cose a metà. Quando va bene. Quando gira male, le comincio appena. Raramente porto a termine qualcosa. Sono incostante. Questa volta no, non mollo. Non sarà il traffico a fermarmi, né il meteo, né altro. Oggi ho deciso di essere ottimista. E serena. E carica. Cascasse il mondo, ci credo. Ci credo per dodici lunghe ore di fila, di auto ferme, immobili, nei vari tatti autostradali Ci credo, anche quando il tempo atmosferico sembra volgere al peggio, anche quando volgerà al peggio! Ci credo. E allora la fila, le nuvole, la pioggia, la camera angusta, il bagno ammuffito non esistono. Per quei tre giorni, non esistono. Per quei tre giorni esiste e resiste la voglia di non arrendermi alla mia pigrizia, alla mia incostanza, a tutto ciò che mi fa sempre mollare il colpo. Torno a casa un giorno prima, ma ho vinto una sfida con me stessa. Non credo alle coincidenze. E ancor di più non ci credo da quando lessi "La profezia di Celestino", tanti anni fa Non ci ho creduto quattordici anni fa, quando ci ho visto giusto a pensare che non era un incontro casuale quello che mi si parava innanzi agli occhi di una isolata strada di montagna Non ci ho creduto nemmeno quando quattordici anni dopo, la stessa canzone è risuonata nello stesso, identico posto. Noi siamo qui (speriamo a lungo!) Grazie 24 maggio QPGA: il libroMi è sempre piaciuto il modo di scrivere che ha Baglioni. Ricco di metafore. E semplicemente straordinario nel rendere semplici concetti a dir poco complicati. Senza fretta, compro il libro esattamente nel momento in cui so di potermici dedicare. E inizio a leggerlo in un parco, in un bel giorno di primavera.
“Ogni volta che guardava la piazza…” Bene, pensavo. E’ lui. Quasi come me l’aspettavo. Con gli alleggerimenti che lo caratterizzano, che me lo fan sentire uno che non ha mai smesso di essere “dei nostri”. Quel “In punta di pneumatici”, all’inizio del romanzo, che sembra essere messo lì per caso, una leggerezza che non è tale. E’ qualcosa, molto di più. Un non prendersi pienamente sul serio, un ricordare la leggerezza della vita come qualcosa di imprescindibile, di indispensabile, di assolutamente necessario.
In ogni pensiero, in ogni passaggio, in ogni pagina di questo libro c’è un rimando, una sottolineatura, un ricordo (bellissimi i paragrafi finali), una memoria, una domanda che non puoi non cogliere, o far finta di niente. Non potrei dire quale mi abbia colpita maggiormente. Ma posso dire di essere contenta di averlo letto. Snocciolando pagina dopo pagina, non ho trovato la melensa trasposizione anacronistica di QPGA, che temevo, ma un romanzo ricco di spunti di riflessione, cosa non da poco, molto bilanciato ed armonioso, mai pesante, mai una caduta di stile. Non mi ha convinta l’incontro col padre, alla fine, per la constestualizzazione nel libro, mentre credo siano tra le più belle pagine che Claudio abbia scritto. Molto emozionanti.
“Non appartiene alla luce, ma alla bellezza la velocità più alta” 12 maggio dallo stiro a San Francisco Vabbè, mi rassegno: stiro. E tra una maglietta e l'altra, arriva lei. Quella comprata a San Francisco. Manco dovessimo star là chissà quanti giorni, facciamo la tessera-fedeltà presso il più importante grande magazzino della città. Un po' come la nostra Rinascente, per intenderci. Non so come siamo capitati là, all'ufficio clienti. Per sbaglio, sicuramente. Ma già che ci siamo, facciamo 'sta benedetta tessera. Poi ci dividiamo. Shopping libero. O altro. Appuntamento prima di cena in piazza. Cerco di fare qualche compera, non senza difficoltà: le taglie non corrispondono a quelle italiane. Sono tutte più grandi, più larghe, più lunghe. Esco in strada. La giornata è bella, di sole, tiepida, e finalmente anche il vento tace. Cammino per le strade del centro, piene di negozi, cittadini e turisti e mi sento più a mio agio che a Milano. Arrivo al limite del quartiere cinese, oltrepasso l'imponenente entrata. Una tecoteca. Il thè si gusta seduti davanti al barman, che -a capirne la lingua - ti fornisce tutte le informazioni possibili sul tipo di thè richiesto. E' bellissimo: a quando, da noi? Continuo a camminare fino ad arrivare quasi al quartiere italiano: semafori, sedie, muri, sono tutti colorati del nostro tricolore. Bandierine ovunque. E in una vetrina campeggia, a maggio, il Panettone Motta. Carerrimo! I ristoranti, di oriundi che mischiano italiano e slang americano quando va bene, fanno a gara ad accogliere turisti. Ebbene sì: anche noi ci siamo fatti fregare: colpa del cameriere che parlava un italiano perfetto, essendo proprio italiano! I piatti hanno una vaga idea dei nostri, ma va bene lo stesso: tanto poi si torna a casa, e vai di spaghetti e tagliatelle! La gente è cordiale, e nei parchi fa sport. Torno in piazza per l'appuntamento, camminando a testa in sù. I miei amici non sono ancora arrivati. Mi si siede un americano di non ho capito dove. Se non fosse per lui, che adora l'Opera e quindi l'Italia, e per il suo italiano stentato, non avremmo potuto avere un briciolo di conversazione. Non capisco niente quando parlano. E' sempre meno inglese e sempre più qualcos'altro. Aspetta con me, mentre io mi cambio le scarpe, che cominciano a farmi male, e ad infilare quelle appena comprate. E' una bella giornata, molto "easy" 05 maggio Fermate il mondo! ....quanto meno, rallentatelo!! ...o allungate le giornate, per favore!!! Hai presente quando corri in auto e ti va insieme la vista? Quando non distingui più le linee di mezzeria, i filari di alberi, il paesaggio. Mi sembra che le giornate di questo week-end in qualche modo protratto si siano "zippate", compresse nella durata di poche ore. E nemmeno ora ho il tempo giusto per fermare qualche ricordo, qualche immagine, qualche piccolo ma significativo fotogramma. Altri appuntamenti incombono. Insieme all'urgenza di rallentare, di prendere delle pause, di riconciliarsi con sé. Cerco sempre di non fare buoni propositi, tanto non li manterrò. Non ho costanza. Non so nemmeno cosa sia, di preciso. Quindi...alla prossima ;o) 28 aprile La pioggia nel pinetoTaci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane;
ma odo parole più nuove
che parlano gocciole e foglie lontane. Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove su i pini scagliosi ed irti, piove su i mirti divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, su i ginepri folti di coccole aulenti, piove su i nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che l'anima schiude novella, su la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude, o Ermione. Odi? La pioggia cade su la solitaria verdura con un crepitío che dura e varia nell'aria secondo le fronde più rade, men rade. Ascolta. Risponde al pianto il canto delle cicale che il pianto australe non impaura, nè il ciel cinerino. E il pino ha un suono, e il mirto altro suono,
e il ginepro altro ancóra,
stromenti diversi sotto innumerevoli dita.
E immersi noi siam nello spirto silvestre, d'arborea vita viventi; e il tuo volto ebro è molle di pioggia come una foglia, e le tue chiome auliscono come le chiare ginestre, o creatura terrestre che hai nome Ermione. Ascolta, ascolta. L'accordo delle aeree cicale
a poco a poco più sordo si fa sotto il pianto che cresce; ma un canto vi si mesce più roco che di laggiù sale, dall'umida ombra remota. Più sordo e più fioco s'allenta, si spegne. Sola una nota ancor trema, si spegne, risorge, trema, si spegne. Non s'ode voce del mare. Or s'ode su tutta la fronda crosciare l'argentea pioggia che monda, il croscio che varia secondo la fronda più folta, men folta. Ascolta. La figlia dell'aria è muta; ma la figlia del limo lontana, la rana, canta nell'ombra più fonda, chi sa dove, chi sa dove! E piove su le tue ciglia, Ermione. Piove su le tue ciglia nere sìche par tu pianga ma di piacere; non bianca ma quasi fatta virente, par da scorza tu esca. E tutta la vita è in noi fresca aulente, il cuor nel petto è come pesca intatta, tra le pàlpebre gli occhi son come polle tra l'erbe, i denti negli alvèoli con come mandorle acerbe. E andiam di fratta in fratta, or congiunti or disciolti (e il verde vigor rude ci allaccia i mallèoli c'intrica i ginocchi) chi sa dove, chi sa dove! E piove su i nostri vólti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che l'anima schiude novella, su la favola bella che ieri m'illuse, che oggi t'illude, o Ermione. GDA 27 aprile Tu chiamale, se vuoi, coincidenze... Capita raramente, ma quando capita te ne accorgi. Tutto sembra andare nel verso giusto. O quasi tutto. E per quello che non va come dovrebbe, non ci si cruccia. E allora ti domandi come mai, che hai fatto per meritarti tutto ciò, e quanto durerà questo stato di grazia. Ecco, io me lo sto domandando. Però non so se voglio davvero trovare una risposta E se, invece, sto solo facendo un bel sogno...non svegliatemi Carta & penna Sostituita dalla tastiera qwerty, la nostra calligrafia peggiora di anno in anno. Abbiamo disimparato a scrivere. Abbiamo dimenticato il suono del lapis mentre scorre sulla carta. Abbiamo imparato a scrivere sms con un tastierino numerico a velocità stratosferica. Spesso, abbreviando. Talvolta, storpiando letteralmente. D'altronde, chi scrive più lettere, note, memo, appunti? Quando vado a comprare un quaderno, la negoziante mi guarda un po' stranita quando le rispondo che è per me. La carta. La carta è memoria. Memoria di uno sbaglio, di una correzione, di un ripensamento. Di cattura. E' vissuta, stropicciata, profumata. Il regalo più semplice e più bello, come una palla per un bimbo. 23 aprile onde ...il gelato di zucchero la 'rattatina (granita a Napoli) i ghiaccioli fatti in casa le caramelle sfuse i pasticcini mignon la panna montata il latte col Nesquick le varie, piccole buste di latte aromatizzato alla fragola, al pistacchio, ecc. i formaggini di Susanna (e i suoi premi!) il coccodrillo l'ippopotamo della Lines la linea dell'Agostina pane & nutella l'orzata latte e menta lo zabaione il gettone telefonico le Tepa's sport le espadrillas la racchetta da tennis in legno le collanine fatte con le perline i braccialetti di rame Scacciapensieri Heidi il gelato panna&fragola o panna&cioccolata la raccolta di figurine la raccolta di conchiglie in spiaggia la foto di classe la gita scolastica con pranzo al sacco il grembiulino la gomma pane la bic 4 colori le copertine dei quaderni il passaggio alla tv a colori (questa è tremenda!) le lucciole la fine delle trasmissioni pomeridiane le biglie in cortile l'Estathé i paninari il Moncler le Timberland Naj Oleari i jeans Coveri i RayBan ...Chernobyl. 22 aprile Colpa dei Social Network Ci sono alcuni periodi, nel mio passato, che non ricordo volentieri. Anzi, ho impegnato molto tempo a riporli accuratamente in qualche cassettino fuori mano della mia memoria. Giro pagina. Punto. Al passato, a quel passato, o a quei passati, non ci voglio più pensare. Punto. Ma non siamo forse la somma di tutti i giorni passati? Non ci hanno costruito, mattone su mattone di ieri, l'esistenza di oggi? Possiamo cancellare parte del passato come se nulla fosse successo? Come una pellicola di un film: la scena non è venuta bene, si cancella. Stop. Si può? |
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