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21 novembre Abbiamo troppo (informaticamente parlando) Un cd, un giornale, un programma, le foto. Ma vi ricordate l'attesa per lo sviluppo delle fotografie? Quanto le rendeva desiderabili? E l'ansia dell'attesa? Ora abbiamo una schedina digitale, addio vecchi rullini. Un cavo, e il gioco è fatto. Anzi, ancor prima, direttamente dal display della macchina, puoi già vederle. Niente attesa, niente immaginazione, niente trepidazione. Ora fai una foto al divo che incontri per strada e..."no, scusa, la possiamo rifare? E' venuta male..." Prima si scattavano decine di foto, anche perché i rullini e lo sviluppo costavano. Ora si hanno cartelle piene di migliaia di fotografie, di cui molte venute male. Non c'è nemmeno quel gusto a vederle. E la musica? Per fare le mie compilation, ricordo che aspettavo il momento buono alla radio per registrare su cassetta quella tale canzone. Oppure, se l'artista mi interessava veramente, compravo il cd e leggevo ogni noticina contenuta nel libretto. Ora? mulo o i-tunes, si scarica di ogni, e magari senza nemmeno ascoltar davvero tutto. Come se niente avesse più valore. Lo hai lì, a portata di mano. Se seguivi un cantante, un attore figo, non avevi altra scelta che comprare quei (pochi) giornali. Ora hai l'imbarazzo della scelta nella super-mega-edicola o, peggio, sul web. C'è troppo. Mi passa ogni fantasia. Rivoglio le attese, le trepidazioni, il valore di ogni singola cosa. 09 novembre Vent'anni fa crollava un muro. Non uno qualunque. IL muro. Quel muro che divideva una vita normale da una vita priva di libertà e di alcuni elementari diritti. Che segnava la differenza tra democrazia e dittatura. Un odioso confine tra l'essere Uomo e il negare d'esserlo. 30 ottobre Le parole che non ti ho dettoSono molte.
Sono le più importanti.
Sono quelle che ho paura di esprimere perché mai troverei le parole adatte.
Sono quelle che, per esprimerle, non trovo mai il momento veramente giusto.
Sono quelle che non vorrei mai venissero fraintese.
Sono, chissà perché, le più difficli da dire.
Eppure, le più belle da sentirsi. 27 ottobre Santo Google Cazzeggiando in internet, ho ritrovato un mio vecchio post del 22/04/02: non volevo perderlo e lo riposto qui, in questa sorta di diario/memoria pubblica. "Tornavo verso casa, dopo lavoro. Vengo raggiunta da una chiamata al cellulare che mi fa gelare il sangue. Mentre corro verso l'Associazione, mi vengono subito in mente altre scene, ma soprattutto altri soccorritori andati incontro alla morte. Arriviamo. Un cordone ben nutrito di forze dell'ordine presidia la zona ed impedisce l'entrata ai non-soccorritori. Ovunque girassi gli occhi: per strada, dentro, lassù. Tanti fogli di carta continuavano a cadere giù. Siamo saliti al 25° piano dove i nostri gruppi elettrogeni illuminavano quel che restava di quel piano. Il giorno dopo, tolti i detriti, scopro che la soletta di quel piano si era sfondata tantissimo, una cosa paurosa! Un disastro. Nel frattempo, un grande pezzo di vetro si schianta, trafiggendola, una delle nostre auto di servizio, e per strada c'erano ancora i vetri ed i detriti che l'Amsa non ha portato via, e quelli che con il passare delle ore "si aggiungevano" cadendo ogni tanto. Dentro, tutto era squassato. Le scale avevano lunghe scie di sangue. Non so se tutto intorno ci fosse silenzio, se fossero solo i nostri caschi a ovattarci le orecchie, o il cuore in ascolto che chiedeva silenzio per quello sfacelo. Ho trovato una bambolina. Piccola. Ho sperato che non fosse vero quello che stavo pensando. Quando lavori non si hanno notizie, non ci sono TG. Qui non parla nessuno. E' come se tutti fossimo toccati da una insolita freddezza. E allora cerchi un contatto, un pensiero che ti faccia da mezzo di ritorno alla TUA realtà, per non farti coinvolgere....." Questo post lo scrissi dopo che un aereo si schiantò sul Pirellone. L'avevo completamente rimosso dalla memoria (non che ci voglia molto, con la memo che mi ritrovo!). Ma mi spiaceva riperderlo, e così lo fisso qui, in questo spazio mio e di chi voglia condividerlo. Quando soccorri e vivi un trauma devi staccarti, non farti coinvolgere. Il peggio che possa capitare è dover soccorrere i bambini. Per fortuna, mi è successo solo una volta e mi è bastata. E' un peccato che l'apparato statale/regionale/provinciale/comunale non metta in grado le associazioni di volontariato di poter svolgere la propria opera quotidiana senza doversi inventare come sbarcare il lunario, senza pensare a come pagare l'affitto della sede, le bollette, i mezzi di soccorso, le attrezzature, le divise... Pensiamo un attimo se uno sfigatissimo giorno dovessero non poter operare tutte le associazioni di volontariato. Pensiamoci. 26 ottobre VENDESI Prendo fiato chiudo gli occhi e il dado è tratto. Domani vendo casa. Stamattina ho affisso il cartello "VENDESI" e sono scappata via, senza voltarmi a guardarlo. Via, a mettere la testa nel lavoro per non pensarci. Se non l'avessi avuta, qualche anno fa, non so se e quando avrei lasciato la natìa casa. Sono venuta a vivere qui senza grossi slanci, senza una forte motivazione. Solo perché avevo già la casa. E ora provo un piccolo dolore nell'approcciarmi a lasciare quella che è ancora casa mia e solo mia. Ad abbandonare queste mura che tanti pensieri hanno raccolto. La vita continua a stupirmi 21 ottobre Abbasso la Svezia Ma non erano tra i più civili, etici, moderni, educati, e bla, e bla e stra-bla??????????? Quelli verdi, quelli ecologici, quelli sempre più avanti????????? E VI METTETE A BRUCIARE I CONIGLI PER PRODURRE CALORE/ENERGIA?????????? Se, invece, per difendersi, adducono all'annoso problema della loro moltiplicazione all'ennesima potenza, fa male per prima a me dirlo, ma piuttosto catturateli e dateli da mangiare alle popolazioni africane stremate dalla fame, piuttosto!!!! BASTARDI! 05 ottobre È vero che i conigli possono morire di mal di denti?Il detto popolare che i conigli da appartamento muoiono di mal di denti è vero, sebbene un po' troppo schematico. Il coniglio è un erbivoro stretto e dovrebbe mangiare erba, fieno, foglie e verdura, masticando per ore e ore. In questo modo "consuma" i suoi denti, non soltanto gli incisivi, ma anche quelli "posteriori", che sono tutti a crescita continua. Attenzione al cibo. L'alimentazione che viene data a quasi tutti i conigli - a base di semi vari, pane secco, frutta secca, dolciumi e simili - è però scorretta: troppo calorica, povera di fibra, non permette una sufficiente masticazione. Così i denti continuano a crescere e, quando l'animale ha circa un paio di anni, quelli posteriori, che il proprietario non vede, possono arrivare a ingrandirsi anche dalla parte della radice. Si formano così ascessi e il coniglio può morire di fame, perché non riesce più nutrirsi per il dolore, o di infezione. La scorretta alimentazione a base di semi si è diffusa grazie all'allevamento dei conigli da carne. Quest'ultimi vengono abbattuti a pochi mesi e prima di sviluppare patologie dentali.
04 ottobre Un week-end per me Cosa c'è di meglio di prendersi cura di sé e coccolarsi in compagnia di buoni amici? Ieri massaggio cinese in un centro olistico novarese: una sorta di digitopressione per migliorare il flusso energetico che passa attraverso il corpo. Cena "aglio, olio e peperoncino" con l'aggiunta di Daria e family (le voglio bene lo stesso, anche se mi ha fatto sciroppare Maria de Filippi e la sua posta). Oggi fiera del Tartufo a Montiglio, nelle splendide colline del Monferrato, e pranzo a base di tartufo bianco in un agriturismo della zona. Ma che si vuole di più??? 02 ottobre Mensa.... Sentita durante il pranzo in mensa: "eh no, non 3 ma 2 prugne se sono del tipo grande!" Ma vi rendete conto??? Finalmente un competente! Stentavo a credere alle mie orecchie, ascoltando il commesso della Mediaworld che rispondeva con serietà, preparazione e competenza alle mie domande. In genere, nei grandi magazzini ne sanno meno del poco che sai tu. Oggi, invece, sono andata là tanto per farmi un'idea sulla possibilità di recuperare il mio vecchio, buon, anzi ottimo impianto stereo hi-fi con un paio di casse acustiche che non mi dissanguino. Alla fin della fiera, non ho preso niente, sono ancora indecisa sul da farsi. Qualitativamente, non è da mettere neanche in paragone un vero hi-fi con tutte quelle sottospecie di micro/mini-hi-fi, home-teahtre e quant'altro... Ma il mio ha delle casse troppo grandi per la mia piccola casa, oltre a tenere un'età (e un piccolo acciacco ai morsetti che tengono proprio i fili delle casse), e comprare un altro paio di casse costa anche più di un decente mini-hi-fi.... Che faccio??? 28 settembre Lettere di tanto tempo fa
Davide Gorga ha scritto:
"In
effetti, sembra davvero che nella società della comunicazione non si
abbia più nulla da dover veramente comunicare. Un tempo occorrevano carta, penna, e tanta, tanta pazienza, per mantenersi in contatto. Un tempo: pochi anni fa. E già da questo, dal controllare la cassetta della posta, dal ritrovare una firma amica, ci si sentiva in qualche modo uniti. Oggi tendiamo a comunicare in modo sempre più banale - ossia, alla fine, ad isolarci. La solitudine è il male dei giorni nostri. Per questo Facebook, i vari blog, possono essere un'occasione d'incontro se usati con la consapevolezza dei loro limiti. Altrimenti, il rischio è di credere che la comunicazione finisca lì; che non vi sia altro da esprimere oltre ad un banale "ciao, tutto bene". Occorre saper distinguere l'intensità di un incontro fra due persone, emozionale, profondo, vissuto - magari anche su internet, perché no - dall'immediatezza e dalla banalità del fatuo contatto fine a sé stesso. E, forse, in questo modo, riusciremo a dare più valore ai rapporti che già viviamo e della cui immensa ricchezza non ci rendiamo conto..." Caro Davide, hai colto perfettamente nel segno! Ma vi ricordate i pen-friends, gli amici di penna, quelli trovati per caso nei giornalini per ragazzi/e, e poi il ragazzo o l'amico a Naja, con cui ci si scrivevano pagine e pagine, si imbustava (magari con la carta avio), si andava a comprare il francobollo e si spediva, aspettando trepidanti la risposta, controllando la cassetta quasi quotidianamente? Sembra che stiamo parlando di chissà quanti secoli fa, e invece... Invece ora sembra sia proprio passato di moda (e di mente: chi ci pensa più?), ma dite la verità: a chi non piacerebbe ricevere una bella missiva, scritta a mano, nella sua cassetta delle lettere, quella vera, quella con l'indirizzo di casa ed il CAP, sì: il codice avviamento postale! Già....ma............. Chi ce li ha più gli indirizzi altrui? 27 settembre Facebook vs Blog Sono stata "spinta" ad aprire e scrivere un blog e l'ho fatto. Non proprio per una mia necessità di ascolto o - più arduo - dialogo. Più per compiacere e rimanere nel gruppo. Poi è diventato qualcosa di più. Non una sorta di diario, ma di bacheca dove affidare qualche pensiero e chissà mai se questo foglio ingiallirà da solo o accarezzato da qualche sguardo, accompagnato da qualche foto, salutato da qualche commento. Non lo so, e non so nemmeno se mi importa e quanto. Tanto lo so che al giorno d'oggi è così difficile dialogare in maniera più approfondita, più articolata. Anche di discorsi superficiali. Ci sono più persone che vorrebbero scrivere di quelle che vorrebbero leggere, lo so. Ma un giorno, un'altra "spinta" verso un'altra dimensione web, più immediata, più caotica, alla mercè di tutti: Facebook. Il libro dei volti? Mah! E buttiamoci, un po' scettici, un po' sorpresi e un po' divertiti. Facebook è una sorta di piattaforma dove tutto scorre più veloce, dove fare amicizia è un attimo, ma mantenerla non è così facile. A differenza del blog, che paragonerei più ad un racconto, ad una telefonata (seria o faceta che sia), Facebook mi sa di sms. Breve. Dove tutto è dimenticato in fretta, niente ha il tempo per essere decantato. Dove ci si è dovuti inventare di ogni pur di mantenere viva l'attenzione, il collegamento. Pur di sopperire alla mancanza di comunicazione, di non saper più che dire: e allora i vari test (che non ho mai capito perché pubblicarli: ma qualcuno può davvero arrivare a pensare che il suo -ennesimo- test interessi a qualcun altro???). I vari giochini. I vari "tizio ti manda un caffè; caio ti manda un bacio". I gruppi che nascono come funghi dopo una notte di pioggia, e che nessuno o quasi si fila, dopo un primo momento di euforia -quando va bene. Gli stati d'animo espressi, il commento di rito, ma tutto finisce lì. Tutto è così veloce che dura lo spazio di una pagina. Certo, qualche gruppo resiste e magari riesce anche ad incontrarsi spesso. Qualche amore si ritrova e magari riaccende antiche scintille. Qualche vecchio compagno di scuola lo si ritrova. La privacy praticamente è azzerata, ma è il rischio che si corre giocando a questo gioco e con queste regole. Ma una domanda mi frulla in testa: Ma poi? La sostanza di questo gioco, di questo mettersi in gioco? Il rischiare, anche di pensare che veramente importi di te, del tuo stato d'animo, dei tuoi baci, dei tuoi giochini, dei tuoi test...... Mah! Io stessa mi continuo a domandare perché conntinuo a frequentarlo! 26 settembre Manacor - Palma de Mallorca - andata e RITORNO Ottobre 2008 La prima volta che misi piede in questa cittadina maiorchina avevo ben altro spirito. Era ottobre scorso, ma mi sembrava fosse trascorsa un'eternità. Allora, stavo andando a trovare una persona da poco lì trasferitasi. E guardavo questa città con altri occhi, con sospetto. Di certo non incontra la fantasia che m'ero fatta di un paese moderno. Sembra più il nostro Sud Italia. Con una cattedrale suggestiva. Agosto 2009 La seconda, mi recavo a fare una visita, a trascorrere una vacanza, a festeggiare un compleanno (il mio 40°). Ma, soprattutto, a riprendermi una delle persone più importanti di tutta la mia vita. Non facciamo in tempo ad arrivare all'ospedale di Manacor, luogo fissato per l'appuntamento, che subito un posto di blocco ci ferma chiedendomi da dove arrivavamo. Cominciamo bene! ;o) Bhè, quanto meno, è molto controllato qui. Vicino l'ospedale, una pompa di benzina eroga due tipi di benzina verde: e quale cavolo è quella giusta per la nostra auto a noleggio?? Se lo domandano anche dei ragazzi italiani dietro di noi, che ce lo domandano. Meno male: pensavo di essere l'unica ignorante! ;o) Cala Mandia mi lascia senza fiato: non me l'aspettavo così bella! Tanto che ho cominciato a pensare: ma come si fa a lasciare un posto così? Come finisci di lavorare, ti fiondi in spiaggia e te la spassi! Quasi quasi, faccio davvero il colloquio coi colleghi del Ced dell'ospedale! ;o) Tranquilli: il pensiero lo scaccio subito: a me verrebbero i miei a riprendermi in meno che non si dica! Purtroppo, non ho avuto modo di praticare molto il mio spagnolo, non tanto per il fatto che qui parlano il catalano, ma perché le frequentazioni erano di medici italiani colleghi di Vitt o di un'insegnante di lingue che capiva tutto perfettamente, pure quando facevo un'insalata di lingue! ;oD Ho trovato persino un cameriere varesotto ed un ristoratore che cantava a squarciagola canzoni di Renato Zero, ad Alcudia. Insomma, di contro, si può dire che grossi problemi di lingua non ne ho proprio avuti! ;oP Purtroppo, mi sono persa il concerto di Amaral per pochi giorni ;o( che sfiga! Del resto della vacanza ho già parlato in un altro post. Sono andata via da qui con un "Arrivederci in Italia" col sorriso sulle labbra, e non più le lacrime. Mi riprendo ciò che in qualche modo è anche "mio". Addio, Manacor. 24 settembre Progetti Se mi giro indietro e riguardo ancora avanti, mi accorgo di essermi fermata veramente poco. Ho cambiato lavoro, mansione, casa, relazioni. Ed ogni volta era un riadattarsi, imparare ed andare avanti. Sempre con un gran desiderio di stabilità, di fermarsi e godere ciò che si ha. E invece, ironia della sorte, è un continuo cambiare, riadattarsi ed andare avanti. Forse è l'antidoto alla noia, è lo scampare alla routine, è non essere portati al "sedersi". Forse avere dei progetti mi mantiene viva. Dentro. 21 settembre Andalusia Si parte all'alba, con le valigie nella stiva Credo di aver dimenticato qualcosa, ne ho la netta sensazione, ma non mi viene in mente cosa. Pazienza. Si comprerà. L'importante è portare se stessi. Io non ho fatto nemmeno quello: la mente è altrove, distratta, se non persa chissà dove e chissà perché. Per la prima giornata (libera), ci portano a TORREMOLINOS, dove dormiamo nello stesso hotel scelto per la settimana di mare post-tour. Un lungomare ben messo, molte bancarelle e negozi di souvenir e stronzatine varie, chiringuitos e ristoranti. Sembrerebbe carina ma piccola. Mi sbaglierò. L'indomani mattina si parte: ci aspetta RONDA, di cui so poco, anzi proprio nulla! La nostra guida, Elisea, prossima alla pensione, soprannominata da me "MyAlisea" per l'assonanza con un programma lavorativo, ci porta ad attraversare il ponte che separa il nostro pullman dalla città, ci consegna nelle mani di una guida locale e visitiamo così la cittadina, l'Arena (la più antica di Spagna, ma ebbe però la fregatura di vedersi soffiare l'inaugurazione da un'altra città: quando si dice prontezza di riflessi...!), il Museo di Tauromachia e la Cattedrale (cattedrale....è piccolissima!) nonché ex moschea locale. Il pranzo è facoltativo, e ne approfittiamo per girarci questa città che mi ha positivamente sorpreso nonché offerto delle tapas e dei fichi d'india già sbucciati Si prosegue per GIBILTERRA. Elisea non ci dice granché di questo avamposto, anzi, afferma che è proprio brutta, così mi impietosisce e non la trovo nemmeno così bruttina. Sarà che il pullmino cui ci aveva affidato per la visita (superveloce) della città non ci ha fatto soffermare su nulla, tant'è che il faro, le Grotte di San Michele e le famose onnipresenti scimmie le abbiamo viste con il cronografo in mano. JEREZ è forse la città che mi ha colpita meno. La visita guidata è stata molto superficiale, mentre di contro, ci siamo soffermati anche oltre il dovuto nella visita alla Bodega Gonzales Byass, dove si produce lo sherry "Tio Pepe". C'è da dire che sono stata molto distratta dagli accadimenti di casa mia, con l'antifurto che ha pensato bene di mettersi a suonare anche se non l'avevo attivato. E finalmente.....SIVIGLIA! Qui abbiamo fin troppo tempo libero, per essere un tour organizzato. Ci siam dovuti organizzare noi sia gli spostamenti col bus che le visite. Tanto valeva il fai-da-te che si risparmiava pure, no? (vabbè...dico per dire!) La visita guidata contempla la cattedrale, l'ALcazar (bellissima fortezza, una delle visite che ho più apprezzato!), la piazza di Spagna, il battello sul Guadalquivir, e una visita un po' sommaria della città. Il resto ce lo siamo gestito noi, cartine alla mano e buone scarpe ai piedi. Forse ho viaggiato troppo, e sarebbe meglio fermarsi un attimo, perché Siviglia non mi rapisce: sarà perché non sono riuscita nemmeno un po' a starmene per conto mio, a godermela con tranquillità, senza mete da raggiungere. CORDOBA mi toglie il fiato con la sua Mezquita-Catedral (una delle più grandi moschee costruite, la terza nel mondo, riadattata dai cristiani a cattedrale). La guida locale ci porta al quartiere ebraico (la Juderia) attraverso un intrico di vicoli, ed alla sua sinagoga: è la prima volta che metto piede in una. Qui la gente parla uno spagnolo che faccio ancor più fatica a capire. Pranziamo in un ristorantino di cui mi ricordo le uniche porzioni mignon mai viste in 15gg ed il polpo alla Gallega che aveva ordinato Antonella. Quindi giungiamo a GRANADA, ed a quello che dovrebbe essere il pezzo forte dell'intero viaggio: l'ALHAMBRA, che invece non mantiene le aspettative. Cominciamo dal Generalife, coi suoi giardini che poco abbiamo apprezzato perché incredibilmente, quella mattina, era veramente FREDDO! La "fortezza rossa" ha dei rigidi controlli per entrare ed una lista d'attesa lunga non so quanto: se si sgarra anche di soli 5 minuti l'entrata prestabilita, stampigliata sul biglietto, non ti fanno nemmeno entrare! Ad ogni porta un addetto ti ripassa il codice a barre del biglietto, non so se per controllare cosa, né di cosa abbiano paura. Anche qui, come da programma, il resto della visita era facoltativa ed abbiamo optato per il fai da te, anticipando sempre il gruppo dei nostri che aveva scelto la visita con Alpitour, al monastero della Cartuja, alla Cattedrale ma può una cattedrale rimanere fuori dal tour organizzato???). Attraversiamo la città per recarci al quartiere dell'Albaicin e del suo Mirador - per apprezzare dalla sua collina il tramonto sull'Alhambra - ed incappiamo in un matrimonio locale i cui partecipanti indossavno vestiti così eleganti da farci impallidire. La cena in una piazzetta dell'Albaicin ci fa sfidare le norme igieniche più elementari, ma devo ammettere che il potente disinfettanti per le mani che ci siamo portate, ha funzionato alla grande. E infine, MALAGA. Certo, l'accoglienza non è stata delle migliori in quanto un ladruncolo s'è infiltrato nel nostro gruppo-tour mentre stavamo prendendo i bagagli dalla pancia del pullman, e in effetti, dopo, abbiamo sempre girato con circospezione. La città non è bellissima ma mi aspettavo peggio. La guida s'era già bella che stufata di noi, del suo lavoro, di tutto, che c'ha fatto fare una visita super-sommaria intorno alla cattedrale e poi se n'è andata senza salutarci, dopo averci consegnato le chiavi delle camere. Così, altro giro altra corsa, andiamo a vedere la Cattedrale (che davvero valeva il prezzo del biglietto, che in Spagna si paga sempre), ed il Museo dedicato a Picasso, che tiene l'aria condizionata così alta che ce ne siamo dovuti letteralmente scappare! Il tour si conclude qui ed inizia la settimana di mare a TORREMOLINOS. Durante il trasferimento, facciamo amicizia con le coppie che hanno scelto la nostra stessa località balneare, nonché il nostro stesso hotel. E con queste, devo ammettere, che la vacanza al mare è stata meno pesante: non sempre c'era il sole, e quasi mai si poteva fare il bagno a causa delle onde molto alte che arrivavano ad infrangersi proprio sul bagnasciuga. AMARAL è stata la mia colonna sonora di quest'estate, mentre "Cuba Libre" il libro che ho divorato e che mi ha trascinato spesso e volentieri ad un'altra vacanza fatta. Ho scattato poche foto Il ritorno a casa è stato..meritato. Queste 2 settimane si sommano alla settimana maiorchina conclusasi il mese scorso e lo so, sembra brutto ed irrispettoso dirlo ma sono soddisfatta così e non mi dispiace tornare a casina 27 agosto EquilibriUltimamente, mi soffermo sempre più a pensarvi.
Arriva un momento in cui, ciò che ti sembrava viaggiare sopra i binari paralleli di una ferrovia, ad un tratto, improvvisamente, così come cade un quadro appeso da tempo immemore, non si sa perché, cambia strada.
E a te pare strano che si sia permesso di cambiare strada.
Come se dovessi decidere tu le sorti altrui.
Invece no.
Nulla è stabile, tutto cambia, tutto si trasforma.
Eh sì che le leggi della fisica dovrebbero avercelo insegnato! 19 agosto Non fa caldo....fa diversamente fresco! In media, 33°C. Tanti sono i gradi che abbiamo mediamente in ufficio in questi giorni. La pressione bassa attenua la voglia di fare, nonostante l'ufficio nuovo ed i colleghi "nuovi". Sembra che bolla anche il sangue, mentre ostacoliamo alla meglio la strada ai raggi incandescenti. Non si può lavorare in queste condizioni.... 16 agosto Tutto perfetto Tutto perfetto. La vacanza, il tempo bello e brutto, il compleanno (un po' meno lo segliere il regalo: uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita), i festeggiamenti, il cibo, il bere, il mare, gli odori, il sale, l'isola di Maiorca persino il perdersi sempre, anche dietro casa, il ché vuol dire non avere punti fermi e lasciarsi trasportare. Ma soprattutto la compagnìa: una compagna di viaggio e un'ospitalità: perfette. L'altra festa di compleanno a sorpresa con tutti gli amici rimasti o tornati apposta. Altro non avrei potuto né voluto chiedere. Aggiungere un grazie, per quanto sentito e sincero, non basta. Non ci sono tante parole. Le parole non bastano, limitano, mentre i battiti del mio cuore, mentre rievoco questi ricordi, dicono tutto. Peccato che non posso pubblicare un elettrocardiogramma 07 agosto Siamo quasi ai nastri di partenza... ....domenica si parte.... non dico nulla, sarebbe banale... ;o) bacioni maria 23 luglio SuperEnalotto E neanche stavolta è andata bene.... A dire il vero, non mi sono nemmeno messa ben bene a controllare la giocata...ma so già che non ci abbiamo preso. Poco importa: le cose più imporanti della vita non sono in vendita e non si comprano, per fortuna! |
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