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27 settembre

Facebook vs Blog

Sono stata "spinta" ad aprire e scrivere un blog e l'ho fatto. Non proprio per una mia necessità di ascolto o - più arduo - dialogo.
Più per compiacere e rimanere nel gruppo. Poi è diventato qualcosa di più. Non una sorta di diario, ma di bacheca dove affidare qualche pensiero e chissà mai se questo foglio ingiallirà da solo o accarezzato da qualche sguardo, accompagnato da qualche foto, salutato da qualche commento.
Non lo so, e non so nemmeno se mi importa e quanto.
Tanto lo so che al giorno d'oggi è così difficile dialogare in maniera più approfondita, più articolata. Anche di discorsi superficiali.
Ci sono più persone che vorrebbero scrivere di quelle che vorrebbero leggere, lo so.
Ma un giorno, un'altra "spinta" verso un'altra dimensione web, più immediata, più caotica, alla mercè di tutti: Facebook. Il libro dei volti? Mah!
E buttiamoci, un po' scettici, un po' sorpresi e un po' divertiti.
Facebook è una sorta di piattaforma dove tutto scorre più veloce, dove fare amicizia è un attimo, ma mantenerla non è così facile.
A differenza del blog, che paragonerei più ad un racconto, ad una telefonata (seria o faceta che sia), Facebook mi sa di sms. Breve.
Dove tutto è dimenticato in fretta, niente ha il tempo per essere decantato.
Dove ci si è dovuti inventare di ogni pur di mantenere viva l'attenzione, il collegamento.
Pur di sopperire alla mancanza di comunicazione, di non saper più che dire: e allora i vari test (che non ho mai capito perché pubblicarli: ma qualcuno può davvero arrivare a pensare che il suo -ennesimo- test interessi a qualcun altro???).
I vari giochini. I vari "tizio ti manda un caffè; caio ti manda un bacio".
I gruppi che nascono come funghi dopo una notte di pioggia, e che nessuno o quasi si fila, dopo un primo momento di euforia -quando va bene.
Gli stati d'animo espressi, il commento di rito, ma tutto finisce lì.
Tutto è così veloce che dura lo spazio di una pagina.
Certo, qualche gruppo resiste e magari riesce anche ad incontrarsi spesso.
Qualche amore si ritrova e magari riaccende antiche scintille.
Qualche vecchio compagno di scuola lo si ritrova.
La privacy praticamente è azzerata, ma è il rischio che si corre giocando a questo gioco e con queste regole.
Ma una domanda mi frulla in testa:
Ma poi? La sostanza di questo gioco, di questo mettersi in gioco? Il rischiare, anche di pensare che veramente importi di te, del tuo stato d'animo, dei tuoi baci, dei tuoi giochini, dei tuoi test......
Mah! Io stessa mi continuo a domandare perché conntinuo a frequentarlo! A bocca aperta

Commenti (2)

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Yuza delle Nuvoleha scritto:
Come faccio quasi per ogni nuova "cavolata" del web anche su Facebook mi sono buttato a capo fitto.
Ho iniziato a tenere aggiornato lo status, ho iniziato con l'inoltro dei vari bacetti, iconcine e giochini vari, ho creato un pet da crescere ecc ecc.
Tutto molto simpatico e divertente ma... tutto estremamente light. Tutto molto easy.... TROPPO!

Tweeter e Facebook sono simpatici e divertenti ma... la mia vera "casa" è il mio blog, dove davvero posso tentare di raccontarmi a chi avrà la voglia di perdere 5 minuti in più a leggere.

Buon Blog Maria :D
28 Set.
Davide Gorgaha scritto:

In effetti, sembra davvero che nella società della comunicazione non si abbia più nulla da dover veramente comunicare. Un tempo occorrevano carta, penna, e tanta, tanta pazienza, per mantenersi in contatto. Un tempo: pochi anni fa. E già da questo, dal controllare la cassetta della posta, dal ritrovare una firma amica, ci si sentiva in qualche modo uniti.

Oggi tendiamo a comunicare in modo sempre più banale - ossia, alla fine, ad isolarci. La solitudine è il male dei giorni nostri. Per questo Facebook, i vari blog, possono essere un'occasione d'incontro se usati con la conspevolezza dei loro limiti.

Altrimenti, il rischio è di credere che la comunicazione finisca lì; che non vi sia altro da esprimere oltre ad un banale "ciao, tutto bene".

Occorre saper distinguere l'intensità di un incontro fra due persone, emozionale, profondo, vissuto - magari anche su internet, perché no - dall'immediatezza e dalla banalità del fatuo contatto fine a sé stesso.

E, forse, in questo modo, riusciremo a dare più valore ai rapporti che già viviamo e della cui immensa ricchezza non ci rendiamo conto...

Un saluto,
Davide
27 Set.

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